giovedì 15 novembre 2012

Cravatte rosse e capelli neri


                              

                        


La lista circolava da tempo, ed era proprio quella: il nuovo Comitato permanente dell' ufficio politico (Cpup) del Partito comunista cinese e' composto da sette persone (i nomi sono nel primo pezzo che pubblico qui di seguito). Portano tutti, meno uno, la cravatta rosso scuro. Il piu' giovane ha 59 anni ma non si vede un capello grigio.
Parlando di politica, ci sono cinque, forse sei uomini di Jiang Zemin e quattro principini. Queste sono le forze che governano la Cina, gira e rigira. I vecchi dirigenti che furono scelti da Jiang (e da Zhu Rongji) e poche decine di famiglie di ''grandi rivoluzionari'' che, tra l' altro, controllano tutte le imprese pubbliche e buona parte di quelle private.
Hu Jintao - nominato dall' autorevole Deng Xiaoping prima di morire - e il suo numero due Wen Jiabao (lo so, nella gerarchia comunista il presidente dell' Assemblea del popolo in teoria contava piu' del premier ma: 1.pare che nel nuovo set-up Li Keqiang sara' sia numero due che premier: in questo caso la regola sarebbe cambiata. 2.in questi anni e' stato Wu Bangguo, un personaggio del tutto insignificante) sembrano completamente cancellati.
Hu ha dalla sua Li Keqiang e, dicono, un forte peso nell' esercito: pero' per qualche ragione ha lasciato subito, oggi, il posto di presidente della Commissione militare centrale (Cmc) a Xi Jinping. Faccio tre ipotesi:
1.il sincero desiderio di non pesare sulla nuova generazione (lo so, non molto credibile, ma mi sento in dovere almeno di considerarla)
2.la volonta' di aspettare nell' ombra il momento adatto per tornare alla carica, magari tra cinque anni quando almeno quattro dei membri del Cpup nominato oggi saranno abbastanza vecchi da potere essere rottamati.
3.e' stato costretto - e qui non voglio dire altro, invito solo i lettori a ripensare a quello che la Bloomberg ha scritto su Xi Jinping e il New York Times su Wen Jiabao. 
I nuovi saranno riformisti? Piu' o meno di Hu/Wen? Be', meno e' veramente difficile, dato che non hanno fatto niente. Inoltre, mentre Hu/Wen hanno potuto contare su una congiuntura economica eccezionale (fino al 2008, ma a quel punto avevano accumulato abbastanza riserve in valuta da far fronte a qualsiasi evenienza). Xi e i principini non hanno la stessa fortuna, e qualcosa dovranno fare.
Non che biondone Jiang mi sia piu' simpatico di robottino Hu e nonnetto Wen, per carita'! Pero' vi riporto qui sotto una battuta di Sindey Rittenberg, un grande esperto dalla Cina con una storia personale straordinaria (vi rimando al suo libro, The Man That Stayed Behind), che nel corso di un dibattito online ha detto tra l' altro: "…ci potrebbero essere delle aree nelle quali Jiang e' piu' riformatore di Hu…". 
Chi non puo' contare su cambiamenti decisi sono i dissidenti e le minoranze. In particolare i tibetani che proseguono nella loro terribile forma di protesta, dandosi fuoco nel tentativo di richiamare l' attenzione del mondo (e magari di ispirare qualche atteggiamento meno servile verso i principini…).
Qui sotto metto il pezzo che ho scritto per l' ANSA ieri e due o tre cose che ho fatto nei giorni scorsi che mi sembrano interessanti...

ANSA/ CINA:NUOVA DINASTIA POTERE ROSSO SONO 'ANZIANI'DI JIANG
CHIUSO CONGRESSO, XI NUOVO LEADER. DOMANI IL COMITATO PERMANENTE
                      (di Beniamino Natale) 
   (ANSA) - PECHINO, 14 NOV -  Il processo di successione ai vertici della Cina è entrato nel vivo con la conclusione, oggi, del 18/mo congresso del Partito Comunista, che ha eletto il nuovo comitato centrale. Domani, il cc eleggerà il Politburo, che a sua volta sceglierà i membri del suo Comitato permanente, cioé le persone che governeranno veramente quest'immenso Paese per i prossimi dieci
anni.
   Secondo le indiscrezioni, i nuovi eletti nel Comitato
permanente dell'Ufficio politico (Cpup) che affiancheranno Xi
Jinping (nuovo segretario del Partito e prossimo presidente) e il suo numero due designato Li Keqiang, saranno cinque, tutti uomini di Jiang. Si tratta del vicepremier Wang Qishan, del responsabile della censura Liu Yunshan e dei segretari del partito di tre metropoli: Zhang Dejiang (Shanghai), Yu
Zhengsheng (Shanghai) e Zhang Gaoli (Tianjin). L'unica donna "papabile", Liu Yandong, e il riformista leader della
provincia del Guangodong, Wang Yang, sembrano esclusi dai giochi per il Cpup ma probabilmente entreranno nell'Ufficio politico. 
   Il congresso è venuto alla fine di un anno difficile per il
Partito Comunista Cinese, che ha conosciuto la crisi politica
più grave degli ultimi 20 anni con la caduta dell'ex leader
emergente Bo Xilai, oggi in attesa di essere processato per
corruzione e abuso di potere. Tre mesi fa sua moglie Gu Kailai é stata condannata all'ergastolo per l'assassinio del
faccendiere britannico Neil Heywood.
   Nello staliniano Palazzo dell'Assemblea del popolo su piazza Tiananmen, la liturgia del più grande partito comunista di tutti i tempi - oggi ha circa 82 milioni di iscritti - è stata rispettata in tutti i dettagli: bandiere rosse intorno alla piazza, i 2270 delegati seduti come ordinati scolari nella sala principale, un enorme falce e martello sopra le teste dei membri "presidum" del congresso e del comitato centrale uscente.
"Ci sono voti contrari?", chiede con voce tonante lo speaker
dopo aver illustrato ciascun emendamento alla costituzione del partito. "Nessuno", "nessuno", "nessuno", rispondono dalla sala i portavoce delle commissioni di lavoro. Alla fine, tutti in piedi mentre la banda dei fiati dell' Esercito di Liberazione Popolare suona un'assordante Internazionale. 
   La nuova costituzione non ha riservato sorprese, neanche i timidi cambiamenti che qualcuno aveva dato per possibili: il
"pensiero di Mao Zedong", il fondatore della Repubblica
popolare, rimane la base del pensiero del partito, insieme al
"marxismo-leninismo" e alle sue elaborazioni da parte dei
leader cinesi che si sono succeduti negli anni: Deng Xiaoping, Jiang Zemin, e l' ultimo arrivato Hu Jintao, con la sua teoria dello "Sviluppo scientifico". 
   Teorie a parte, domani Hu Jintao (70 anni) lascerà la carica
di segretario del partito a Xi Jinping (59), capofila della
quinta generazione di leader comunisti. In primavera, Hu cederà a Xi anche la poltrona di presidente della Repubblica. Non è ancora chiaro se Hu conserverà per qualche tempo la carica di presidente della potente Commissione militare centrale (Cmc), che controlla l' esercito. Certo è che Hu è stato emarginato nella preparazione del congresso, dominata dagli "anziani", ricomparsi sulla scena alla vigilia del conclave guidati dall'intramontabile Jiang Zemin che, a 86 anni, sembra essere rimasto l'uomo che ha l'ultima parola, almeno sull'organizzazione interna del partito.(ANSA).





LA POLITICA NON E' PER LE DONNE
(pubblicato dall' ANSA il 3.11.2012)
Il cambio della guardia ai vertici della Cina parte la settimana prossima, con l' apertura del 18esimo congresso del Partito Comunista, ma anche questa volta e' difficile che una donna riesca a entrare nella stanza dei bottoni. Tra i candidati al Comitato Permanente dell' Ufficio Politico (Cpup), c' e' solo una donna e la maggior parte degli osservatori ritiene sicuro che non verra' scelta tra i sette (sembra) ''uomini d' oro'' che faranno parte di quello che e' stato definito ''il vero governo'' della Cina.
Liu Yangdon, 67 anni, e' l' unica donna tra i 25 membri del Politburo. 
E' figlia di un ex-alto dirigente del partito di Shanghai ed ex-viceministro dell' agricoltura e nel corso della sua carriera si e' dimostrata capace senza mettersi troppo in vista. Come responsabile del partito per la sanita', la scuola e lo sport si e' conquistata una vasta popolarita' correndo in tuta da ginnastica intorno allo Stadio Nazionale di Pechino, il Nido d' uccello, dichiarando poi che ''un' ora di esercizio al giorno e' garanzia di una buona salute''. E' tra i pochi dirigenti ad avere buone relazioni con le due principali fazioni del partito, ed e' ritenuta vicina al presidente Hu Jintao.
In poche parole avrebbe le carte in regola per essere promossa ai massimi livelli. ''Putroppo - ha dichiarato recentemente al Guardian Russel Leigh Moses, presidente del Beijing Centre for Chinese studies - alla fine non si decidera' solo sulla base dei meriti''. ''La politica cinese e' dominata dagli uomini - ha affermato la scrittrice Zhang Lijia in un' intervista all' ANSA - e dato che le carriere si fanno per cooptazione, di solito preferiscono scegliere altri uomini''. ''Un forte peso - prosegue Zhang, autrice tra l' altro del romanzo di successo "Il socialismo e' grande!'' - lo ha tradizione, che in Cina e' ancora una tradizione rurale. In generale si pensa che le donne siano interessate piu' alla famiglia e che tutte le attivita' che portano lontano dalla famiglia siano adatte solo agli uomini''.

Yang Xiaona, 25 anni, vicina a concludere i suoi due anni di master all' Universita' di Medicina di Pechino, iscritta al Partito Comunista, conferma: ''ho sempre voluto essere una studentessa modello - ha dichiarato - e so che solo gli studenti brillanti vengono accettati nel partito…inoltre essere in politica apre molte strade, permette di conoscere un gran numero di persone…ora ho capito che non e' esattamente cosi', penso che per me sia meglio puntare su una carriera professionale, magari andando a lavorare nel ministero della sanita'…del resto, e' una cosa che mi piacerebbe molto''.
Il ''pregiudizio negativo'' che ancora esiste in Cina verso le donne in politica si riflette, per esempio, nella vicenda di Bo Xilai, l' ambizioso leader caduto in disgrazia all' inizio dell' anno e che ora rischia la pena capitale per aver cercato di coprire le maleffare della moglie Gu Kailai, che e' stata riconsciuta colpevole di omicidio. Per quanto riguarda il passato si puo' pensare alla moglie del presidente Mao Zedong, Jiang Qing, condannata come leader del gruppo estremista responsabile dei disastri della Rivoluzione Culturale che invece, secondo il prevalente giudizio degli storici, fu voluta proprio da Mao.
''Si - conferma Zhang , la scrittrice - in questo possiamo dire che la Cina e' ancora molto arretrata. In altri campi, per esempio l' industria, molte donne sono in posizione di responsabilita'. In politica ce ne sono molte a livello medio ma quelle che si trovano ai vertici, anche nelle province, anche nei villaggi, sono una rarita'''.(ANSA).


L' ECONOMISTA CONTRO IL CULTO DI MAO ZEDONG
(pubblicato dall' ANSA il 2.11.2012)
Mao Yushi, 83 anni, uno degli economisti cinesi piu' noti nel mondo accademico internazionale e in passato insegnante ad Harvard, approfitta del ''grande 18esimo", il congresso del Partito Comunista Cinese che si aprira' giovedi' prossimo a Pechino, per rilanciare le sue tesi critiche verso Mao Zedong, il fondatore della Repubblica Popolare che e' ancora idolatrato dalla propaganda ufficiale.
''Quello del giudizio su Mao Zedong e' il problema irrisolto nella vita politica cinese'', ha detto Yushi in un' intervista telefonica all' ANSA. ''Mao Zedong e' stato importante per la liberazione (dall' occupazione giapponese, ndr) ma quando e' stato al potere ha commesso errori gravissimi'', ha proseguto l' economista, che in passato e' stato perseguitato per le sue critiche al fondatore della Repubblica Popolare. Secondo Mao Yushi, non si tratta solo di un problema di valutazione storica. Al contrario, la valutazione sull' operato di Mao Zedong ha un' influenza diretta sulla politica cinese ''Nell' attuale sistema di potere - ha proseguito Mao Yushi - una fazione paralizza l' altra e un importante punto di stallo e' il giudizio su Mao Zedong. Si dice che (il presidente uscente) Hu Jintao non ha fatto grandi riforme, ma come si puo' fare qualcosa quando bisogna mettere insieme opinioni profondamente diverse come quelle di Wen Jiabao (il ''modernista'' premier uscente) e Wu Bangguo (il conservatore presidente dell' Assemblea nazionale del popolo)?''. L' economista ritiene che il nuovo gruppo dirigente guidato dall' attuale vicepresidente Xi Jinping, il successore designato di Hu Jintao, avra' lo stesso problema.  ''Non c' e' piu' un leader onnipotente, come sono stati Mao Zedong e Deng Xiaoping.
 La nuova dirigenza sara' immobilista come quella precedente e c' e' il pericolo che le divisioni all' interno del partito vengano riprodotte nella societa'''. In  altre parole, le principali  fazioni che si combattono nel partito potrebbero cercare apertamente appoggi tra la popolazione.
Il giudizio ufficiale su Mao Zedong, espresso oltre 30 anni fa dal suo successore Deng Xiaoping, e' che il suo operato e' stato positivo per il 70% e negativo per il 30%. Negli anni seguenti il partito ha di fatto sostenuto il culto di Mao Zedong: il suo ritratto ancora campeggia all' ingresso della Citta' Proibita su piazza Tiananmen, il suo mausoleo e' visitato ogni giorno da migliaia di persone che vedono in lui l' alfiere dell' orgoglio nazionale e il leader di un periodo nel quale tutti erano piu' poveri ma la societa' non era ferocemente competitiva come oggi. In settembre, gli ultranazionalisti che hanno organizzato le manifestazioni contro il Giappone agitavano ritratti del Grande Timoniere. 
Secondo alcuni osservatori, Mao Zedong e' gia'  stato usato dalla fazione conservatrice contro quella riformista in occasione delle manifestazioni anti-giapponesi di settembre, nelle quali i manifestanti hanno agitato i ritratti del Grande Timoniere criticando indirettamente i ''moderati'' Hu Jintao e Wen Jiabao. Se i loro successori vogliono portare avanti delle riforme profonde, ''dovranno cominciare col rimettere in discussione il giudizio su Mao Zedong'', ha concluso il professore.(ANSA).



XI JINPING E IL RIFORMISTA HU DEPING
(pubblicato dall' ANSA il 7.9.2012)
Il successore designato del presidente cinese Hu Jintao, Xi Jinping, ha indicato che una volta al potere si muovera' sul terreno delle riforme con piu' decisione del suo predecessore. Secondo tre diverse fonti citate dall' agenzia Reuters, Xi Jinping si e' espresso a favore di caute e graduali riforme in un incontro con Hu Deping, un alto funzionario figlio del segretario riformista del Partito Comunista Cinese (Pcc) Hu Yaobang. Deping, 69 anni, e' considerato uno dei piu' accessi promotori delle riforme, inclusa la cosidetta ''riforma politica'' che significa una maggiore tolleranza verso il dissenso e una graduale rinuncia del Partito al monopolio sulla vita politica del paese. 

Nella stessa direzione vanno le indicazioni fornite dal giornale Ming Pao di Hong Kong, solitamente ben informato sulle vicende interne al Partito, che recentemente ha pubblicato un discorso attribuito allo stesso Xi Jinping. Nel discorso Xi afferma di ritenere che i suoi compiti prioritari siano quello di ''mantenere la purezza' 'del Partito eliminando la corruzione, quello instaurare una vera giustizia sociale e quello ridurre le crescenti differenze di reddito tra diversi settori della popolazione. 
Un articolo insolitamente esplicito, nel quale Hu Jintao e il suo numero due, il premier Wen Jiabao, vengono criticati per il loro immobilismo, e' stato recentemente scritto dal direttore di una rivista della Scuola Centrale del Pcc, il cui direttore e' lo stesso Xi Jinping. L' articolo e' stato pubblicato sul sito web della rivista Caijing. In seguito e' stato censurato ma ha avuto una larga circolazione su Internet. Nell' articolo il giornalista, Deng Yuwen, sostiene che ''in generale, in questi dieci anni, la Cina ha ottenuto grandi successi. Ma dietro ai successi ci sono dei problemi''. ''Se parliamo con sincerita', in questo decennio sono stati creati dei grossi problemi, che sono ancora piu' numerosi dei risultati raggiunti'', aggiunge Deng. In altri termini nei dieci anni di initerrotta crescita economica che ha portato l' economia cinese ad essere la seconda del mondo, Hu e Wen si sarebbero adagiati sugli allori, trascurando i problemi che la crescita portava con se, come  l 'endemica corruzione e la crescita delle differenze sociali.  Il gruppo dirigente uscente sarebbe stato troppo timido anche nel promuovere una graduale democratizzazione della vita politica, perseguitando i dissidenti come il premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, condannato ad undici anni di prigione per aver promosso il multipartitismo. Secondo una delle fonti della Reuters Xi Jinping avrebbe sostenuto tra l' altro che ''…dobbiamo tenere alta la bandiera delle riforme, compresa la riforma del sistema politico''.
Secondo le previsioni, Xi Jinping succedera' a Hu Jintato nella carica di segretario del Pcc nel prossimo congresso del Partito, il 18esimo, che si dovrebbe tenere in ottobre. Nella primavera dell' anno prossimo dovrebbe poi venire eletto alla presidenza della Repubblica Popolare, sempre al posto di Hu Jintao.(ANSA).








domenica 11 novembre 2012

L' oppio dei giornali e i misteri cinesi



Dal Wall Street Journal del primo novembre:

"Opium cultivation in Southeast Asia's main poppy growing countries has more than doubled over the past six years dirven largely by rising heroin demand in China and despite recent efforts by regionale governmentes to eradicate the crop, the United Nations' narcotic office said in a report released Wednsday…". Eccetera, eccetera…

Forse l' oppio viene dato per qualche via misteriosa anche a coloro che seguono la Cina e a coloro che scelgono gli argomenti per gli articoli sui giornali. Forse andrebbe fatto un piccolo sforzo in piu' per capire cosa succede nel Paese che ha la seconda economia del mondo e probabilmente e' il piu potente - quindi importante - del mondo dopo gli Stati Uniti (dai quali, invece, tutti ci informano sui dettagli dell' affaire extra-coniugale di David Petraeus, dedicandogli pagine e pagine come se dovesse veramente importarcene qualcosa…).

Tutti (o quasi) si sono accorti che la Cina e' ancora governata dagli "elders", i vecchi, vecchissimi dirigenti, che oggi sono persone piuttosto grige (in senso politico  e intellettuale, perche' i capelli se li tingono tutti, con la lodevole eccezione di Zhu Rongji) e questo e' gia' qualcosa.

Ma ci sono almeno due cose importanti che sono sparite o quasi dalle pagine dei giornali (in particolare italiani, che quando si tratta di provincialismo e superficialita' non sono secondi a nessuno):

1. I 70 tibetani che si sono dati fuoco per protesta. Scusate se insisto. Direte, come mi ha detto una volta un funzonario cinese, che sono un ''amico del Dalai Lama" (che ho visto una volta in vita mia, per un' intervista) ma provate a pensare se 70 persone si fossero date fuoco in Sicilia, per protestare contro la politica di Monti…

2. La sparizione dell' erede al trono Xi Jinping, che per due settimane in settembre non si e' visto ne' sentito, poi e' riapparso come se niente fosse. Pensate se a sparire fosse stato Bersani…

detto questo, mi sembra di un certo interesse l' intervista che ho fatto ieri per l' ANSA ad un intellettuale "vicino" allo stesso Xi Jinping:

 ANSA-INTERVISTA/ CINA: RIFORMISTA DENG, BASTA IMMOBILISMO
PARLA COLLABORATORE XI, PIU' DEMOCRAZIA ANCHE CON PARTITO UNICO
                         (di Beniamino Natale)
  (ANSA) - PECHINO, 10 NOV - E' arrivato il momento di uscire dall'immobilismo politico e mettere mano alle riforme, ma senza "copiare la democrazia occidentale: ci può essere più libertà per i cittadini anche in un sistema a partito unico". Così interpreta il momento di svolta a Pechino Deng Yuwen, 44 anni, vicedirettore della rivista della Scuola del comitatcentrale del Partito comunista cinese, l' "università" nellaquale si formano i dirigenti  e di cui è presidente Xi Jinping, grande protagonista del 18.o congresso del Pcc. 
In un'intervista all'Ansa Deng precisa di non essere un portavoce di Xi, che la settimana prossima verrà eletto segretario del Pcc e in primavera presidente della Repubblica Popolare "Non posso dire di essere un suo portavoce, esprimo idee mie che solo in parte riflettono il pensiero della nuova generazione di dirigenti". Ma è lecito pensare che il leader emergente, in quanto suo superiore, non consideri assurde le suei dee.
   Deng, piccolo, vestito modestamente, ma brillante e precisoquando espone le sue tesi, pensa che il "nuovo imperatore" Xi Jinping, avrà bisogno di un paio di anni di tempo per dimostrare il suo volto riformista. E dovrà agire ampliando la democrazia all' interno del Partito, prendendo misure concreto contro la corruzione, oltre a rafforzare il ruolo dell' Assemblea nazionale del popolo (la versione cinese di un Parlamento) e  a"migliorare l' applicazione" dell' unica forma di democrazia attualmente esistente in Cina, l' elezione dei comitati di villaggio.
    "Non bisogna aspettarsi molto sul terreno della privatizzazione delle imprese le Soe (le imprese statali), sono la base economica del Partito Comunista" , ammonisce Dengsalito nelle scorse settimane alla ribalta per aver scritto su Study Times un articolo estremamente critico verso i dirigenti uscenti, il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao. "I loro errori principali - ha spiegato - sono quelli di aver permesso l' enorme crescita delle differenze sociali, cosa che ha portato ad una vera e propria crisi di legittimazione del Partito, che ora deve recuperare". 
   Deng però riconosce anche i meriti della dirigenza uscente che, come lo stesso Hu Jintao ha ricordato nella sua relazione al Congresso giovedì scorso, ha presieduto ad un "decennio d' oro" per la crescita dell' economia e la modernizzazione della società della Cina. "Il Paese esce da questo decennio più forte, inoltre hanno messo l' accento sulle condizioni di vita dei settori più poveri della popolazione…e l' abolizione delle imposte sull' agricoltura è stata estremamente importante".   Ora c'é spazio per le riforme politiche, pur senza uscire dal solco del partito unico. "Per esempio, la Costituzione garantisce diritti che in realtà non vengono rispettati, come quello di parola e quello di riunione", afferma. Però precisa di non ritenere che il caso di Liu Xiaobo, l' intellettuale e premio Nobel per la pace condannato a 11 anni di prigione peraver scritto e promosso il documento anti-partito unico Charta 08, rientri in questa problematica: "Liu non si è limitato a parlare ma ha agito, ha convinto tante persone a firmare, e ha preso l' iniziativa di scrivere il documento", sostiene, e ricorda che altri firmatari di Charta 08 non hanno avuto problemi con la giustizia.(ANSA).








venerdì 9 novembre 2012

Jiang Zemin biondo e altre novita'



Dopo mesi di cappa e spada - assassini di uomini d' affari (o spie?) britanniche, incidenti con Ferrari nere nelle notti brave dei giovani pechinesi, sparizioni inspiegabili dei massimi dirigenti - e mentre l' economia internazionale, e quindi anche quella cinese, continuano ad andare maluccio, e' cominciato il 18esimo Congresso del Paritito Comunista Cinese.
Nell' indifferenza generale, in questo periodo, 56 tibetani hanno tentato di uccidersi dandosi fuoco per protesta contro la politica della Cina nel territorio. Nel giorno dell' apertura del 18esimo, ci sono stati cinque o sei tentativi, in diverse zone a popolazione tibetana. Se si aggiungono a quelli che hanno compiuto il loro drammartico gesto nei mesi precedenti - a partire dalla primavera del 2009 - gli "autoimmolati" hanno raggiunto la cifra di 69. Il governo degli Stati Uniti ha menzionato il fatto con la Cina, come la responsabile per i diritti umani dell' Onu, Navi Pillay. I principini fanno finta di niente, in pubblico, ma sotto sotto - almeno secondo fonti tibetane - hanno mandato messaggi a Dharamsala su una possibile ripresa del dialogo, naturalmente dopo che il 18esimo sara' finito e il nuovo line-up del Partito rivelato. 
A proposito del quale siamo ancora in alto mare. Rivelazioni, indiscrezioni e ipotesi si succedono freneticamente - ma sono tutti sentiti dire di terza e quarta mano. Anche in questo caso, non ci resta che aspettare il giorno della Rivelazione, cioe' la prima mattina dopo la conclusione del 18esimo, quella del 15 novembre (se faranno come le altre volte, cosa probabile ma non certa).
Questo e' il bello coi principini: regole non ci sono, fanno come meglio gli aggrada…sempre che riescano a mettersi d' accordo!

Ecco il pezzo che ho scritto ieri per l' ANSA, al quale aggiungo un paio di cose:

uno dei destinati al Paradiso, il Comitato Permanente dell' Ufficio Politico, l' esperto economista laureato all' Universita' Kim Il-Sung di Pyongyang (nientepopodimeno!) Zhang Dejiang ha risposto a un paio di domande - dopo che decine di giornalisti cinesi e stranieri erano stati due ore in piedi ad ascoltare una pallosissima riunione della delegazione di Chongqing. Zhang 66, anni, fedelissimo dell' ex-presidente e attuale Grande Vecchio del Partito Jiang Zemin (che nel frattempo, a 86 anni, e' diventato biondo - lo giuro! Lo hanno visto tutti nella Sala dell' Assemblea del Popolo, dove i lampadari sono grandi come il mio appartamento di Roma!), e' stato inviato a Chongqing in sostituzione del cattivo Bo Xilai, marito della cattivissima Gu Kailai.
Ha detto: 1. che non e' mai esistito un "modello Chongqing"; 2. Di non aver visto prove che Neil Heywood - il cittadino britannico per il cui assassinio Gu Kailai e' stata condannata - fosse una spia dell' M16. Ma questa penso che sia l' ennesima bufala del sempre piu' bufaloso Wall Street Journal.




ANSA/ CINA: HU APRE CONGRESSO E LANCIA ALLARME CORRUZIONE

MA TACE SU RIFORME POLITICHE. 'ORA DIVENTARE POTENZA MARITTIMA'

                  (di Beniamino Natale)
   (ANSA) - PECHINO, 8 NOV - Il presidente uscente Hu Jintao ha aperto oggi a Pechino il congresso del Partito Comunista Cinese con un discorso agli oltre 2000 delegati nel quale ha lanciato l'allarme corruzione che potrebbe portare anche a un "crollo" della Repubblica popolare.  
   Parlando nella Sala dell'Assemblea del Popolo su piazza
Tiananmen, addobbata con bandiere rosse e un'enorme falce e martello, Hu ha però accennato in modo solo generico alle attese "riforme politiche", vale a dire a misure di democratizzazione della vita politica della seconda potenza economica mondiale, molto attese fuori e dentro la Cina.
   "Se non affrontiamo il problema della corruzione, essa
potrebbe provocare una crisi del Partito e anche un crollo dello Stato", ha sottolineato. "La riforma della struttura politica é una parte importante delle riforme generali e dobbiamo prendere iniziative positive e prudenti in questa direzione", ma "la Cina non copierà mai un sistema politico occidentale", ha aggiunto Hu, deludendo le attese di chi si aspettava annunci di radicali innovazioni nell'organizzazione interna del Partito.
   Nel congresso, che si concluderà giovedì prossimo, Hu
Jintao (70 anni) lascerà il posto di segretario del Partito al
suo successore designato Xi Jinping (59), che in marzo assumerà anche la carica di presidente della Repubblica popolare.
Lanciando nel suo discorso l'obiettivo di raddoppiare il
Prodotto nazionale interno (Pil) e il reddito medio della
popolazione entro il 2020, Hu ha implicitamente rivendicato i
"dieci anni d'oro" della sua gestione, durante i quali il Pil
della Cina è cresciuto fino a diventare il secondo del mondo,
inferiore solo a quello degli Stati Uniti, e la modernizzazione
del Paese ha subito una decisa accelerazione. 
   Hu arriva a questo momento, delicato per il Paese e per lui
personalmente, indebolito sia dal rallentamento dell'economia che dalle critiche che gli sono state rivolte anche all'interno del Partito, per il suo immobilismo politico. A testimoniare i problemi sociali irrisolti è la notizia che nelle ultime ore ben sei tibetani hanno tentato di uccidersi col fuoco per protesta contro la politica nel territorio, portando il totale delle autoimmolazioni a 69 da due anni e a 56 nel solo 2012. 
   Il processo di successione che prende il via al congresso e
che vedrà salire al potere una nuova generazione di dirigenti
politici cinesi è stato lungo e difficile. Nei mesi scorsi il
Partito è stato scosso dallo scandalo di Bo Xilai, l'ambizioso
leader della metropoli di Chongqing che verrà processato per corruzione e abuso di potere, e dalla misteriosa "scomparsa" del leader in pectore Xi Jinping, che per due settimane in settembre non è stato visto in pubblico. La sparizione non è stata spiegata e l'ipotesi che riscuote più credito è che abbia minacciato le dimissioni se non fosse stato trovato un accordo sulla successione tra le principali fazioni, quella che fa capo a Hu Jintao (i cosiddetti 'tuanpai', cioé gli ex dirigenti dell'ala giovanile del Pcc) e quella guidata dall'ex-presidente Jiang Zemin, composta in larga parte da figli e nipoti dei "grandi rivoluzionari", che vengono chiamati i "principini" dai cinesi. 
   Si ritiene che Jiang (86 anni) abbia imposto la promozione
nel Comitato Permanente dell'Ufficio Politico (Cpup), il vero
cuore del potere cinese, di molti dei suoi alleati. Il nuovo
Cpup verrà presentato al pubblico tra una settimana, a
conclusione del congresso.
   Le tensioni nel Partito, secondo gli osservatori, non sono
estranee all'aggressività mostrata recentemente da Pechino nel Mar della Cina, dove rivendica la sovranità sulle isole
Senkaku/Diaoyu, controllate dal Giappone, e su altri piccoli
arcipelaghi sui quali hanno mire anche Vietnam, Malaysia,
Brunei, Filippine e Taiwan. Hu Jintao - che ha ottimi rapporti
con l'Esercito di Liberazione Popolare - nel suo discorso di
oggi ha parlato della necessità di "rafforzare la posizione
militare" della Cina e di farne "una potenza marittima".     
   Parole destinate ad essere accolte con preoccupazione nella regione e a Washington, dove proprio oggi un gruppo di esperti ha affermato, in un rapporto richiesto dal Congresso, che Pechino sarà in grado di mettere in mare sottomarini con testate nucleari entro i prossimi due anni.(ANSA).

mercoledì 7 novembre 2012

Sympathy for the Devil

 "Non chiedere chi ha ucciso i Kennedy, perche' alla fine di conti siamo stati io e te...". Lo dice un pezzo dei Rolling Stones, uno dei miei preferiti...nei lunghi inverni di Pechino lo sento spesso e a volte mi fa pensare al miliardo e passa di persone che mi circondano, i cinesi...in maggioranza sono gentili e sorridenti eppure molte volte, stranamente, simpatizzano con i delinquenti.
Il caso piu' evidente e' quello di Yang Jia, un giovane pechinese di 28 anni, che in una mattina d' estate del 2008 tiro' otto bottiglie molotov contro il commissariato di Zhabei, un quartiere periferico di Shanghai. Un poliziotto che era di guardia, Gu Jiangmin, cerco' di fermarlo e Yang lo colpi' con una coltellata. Poi entro' nel commissariato e accoltello' nove agenti, prima  nella lobby e poi in altre stanze. Sei dei feriti - ai polmoni, al fegato, al collo - morirono dissanguati prima che fosse possibile soccorrerli.
Finalmente fu bloccato e trovato in possesso, oltre che di altre bottiglie molotov e del coltello da cucina insanguinato, di un martello e di una mascherina da ospedale.
Questa la ricostruzione dei fatti della autorita' di Shanghai. Lacunosa e sommaria, come al solito, ma pur sempre l' unica ricostruzione che sia stata fatta dell' accaduto. Nei giorni seguenti emerse un "movente": due anni prima, Yang era stato fermato dalla polizia di Shanghai per una ragione ridicola - la bicicletta sulla quale stava pedalando non era stata regolarmente registrata, quindi si poteva nutrire il sospetto che l' avesse rubata - ed era stato picchiato selvaggiamente e umiliato. Niente di sorprendente. La brutalità' poliziesca fa parte dell' esperienza quotidiana dei cinesi poveri. Quello che mi ha sorpreso e' stata la reazione della popolazione. Che non e' venuta solo dai commenti su Internet - come questo, citato dal Daily Telegraph del 27.8.08: "hai fatto quello che tutti sognano, ma non hanno il coraggio di fare" - ma anche sui giornali, che sono tutti strettamente controllati dalle autorita'.
Per qualche settimana fu un succedersi di pronunciamenti in favore del giovane assassino. In fondo, non erano stati gli agenti agenti uccisi a picchiarlo e qualsiasi torto avesse subito rimane il fatto che - almeno secondo le accuse - aveva ucciso sei persone. Pero' aveva avuto il coraggio di ribellarsi allo strapotere degli agenti delle varie forze di polizia che compiono soprusi continuamente, in genere nell' impunita' piu' totale: per esempio quelli che furono denunciati dall' attivista Chen Guancheng - poi rocambolescamente emigrato negli USA - nella sua provincia natale dello Shandong, dove i poliziotti torturavano a bastonate i vicini delle donne che pensavano fossero scappate in altre province per partorire in violazione della legge sul figlio unico, nella supposizione assolutamente arbitraria che sapessero dove si nascondevano. Vi rendete conto? Si può' venire torturati per essere vicini di casa di una coppia che ha deciso di avere il secondo figlio! E potete stare sicuri che i torturatori resteranno impuniti - proprio come quelli denunciati sette anni fa da Chen...

Un' altro caso che ha suscitato un' ondata di simpatia - piu' facile, se volete - e' stato quello di Deng Yujiao, una ragazza di 21 anni che il 10 maggio del 2009, in una stanza d' albergo nella contea di Badong (provincia dell' Hubei), ha ucciso a coltellate Deng Guida, un alto funzionario locale che aveva tentato di violentarla. Yujiao faceva la pedicure e il funzionario aveva dato per scontato che nel prezzo fosse compresa una prestazione sessuale. Anche in questo caso, Internet e' diventata bollente (qualcuno ha contato quattro milioni di messaggi) per i pronunciamenti di cittadini di tutte le eta' in favore della giovane assassina. Ok, la figura del funzionario che si approfitta della ragazza e' odiosa e anche io confesso di simpatizzare con Deng Yujiao, nonostante le coltellate. Pero' esistono delle leggi e quello che ha fatto si potrebbe configurare come "eccesso di legittima difesa" o qualcosa del genere, credo. 
La ragazza e' stata arrestata e avrebbe dovuto essere processata. Invece, sull' onda del plebiscito mediatico a sua favore e' stata rilasciata dopo pochi giorni e accusata di un reato minore, quello di "violenza intenzionale". Poi fu deciso che, a causa del suo "stato mentale" non poteva essere processata neanche per quello e fu rilasciata (il che la dice lunga anche sul potere che ha acquisito Internet in Cina, ma questo e' un altro discorso...).

A Yang Jia non e' andata altrettanto bene. Il suo processo e' stato ritardato a causa delle Olimpiadi di Pechino. Poi e' stato condannato alla pena capitale e messo a morte il 26 novembre 2008.

Insomma, il rapporto che i comuni cittadini cinesi hanno con il loro governo e' strano, fatto di un misto di sfiducia, di fatalismo, di indignazione per le ingiustizie che vengono commesse quotidianamente e di speranza in un futuro migliore. Mi spingerei a dire che e' basato sul semplice buon senso, com mi sembra dimostri il pezzo che ho scritto ieri per l' ANSA con la mia collaboratrice Lu Haihong sul modo nel quale i comuni cittadini guardano al 18esimo congresso del Partito Comunista Cinese:

ANSA/ CINA: CONGRESSO 'STORICO' MA CITTADINI INDIFFERENTI.
'NON CAMBIERA' LA NOSTRA VITA, PRIORITA' RIDURRE DISEGUAGLIANZE'

(di Lu Haihong e Beniamino Natale)

A due giorni dall' apertura del 18esimo congresso del Partito Comunista. Cinese che eleggera' una nuova generazione di leader, la maggior parte dei cittadini non sembra preoccuparsi molto di questo ''storico'' evento. 
''So che il congresso ci sara' presto ma non credo che avra' una grossa influenza sulla mia vita'', dice Yang, 32 anni, esperto di software originario del sud che vive da sette anni a Pechino. Lo stesso afferma Meng, una ''baby-pensionata'' di 50 anni che ora arrotonda la pensione lavorando come collaboratrice domestica: ''sono una persona semplice, non credo che la mia vita possa subire dei cambiamenti per via del congresso'', ha dichiarato all' ANSA. Anche il giovane disoccupato Liu, di 23 anni, che pure non nasconde le sue simpatie per gli ultranazionalisti, e' d' accordo: ''non credo che ci saranno delle novita'  in politica interna'', sostiene. ''Forse ci saranno cambiamenti in politica estera, sulle isole Diaoyu (che si trovano nel Mar della Cina Orientale e sono al centro di una disputa col Giappone) o sulle relazioni con Taiwan (l' isola di fatto indipendente che Pechino rivendica). Ma per quanto riguarda il 18esimo congresso, non lo seguo molto, perche' non tocchera' la mia vita quotidiana''. 
Il contadino Wang, di 58 anni, che coltiva fragole in un sobborgo rurale dI Pechino, e' molto contento di come sono andate le cose negli ultimi anni: ''negli ultimi cinque anni il nostro livello di vita e' continuamente migliorato'', dice. ''Certo non possiamo paragonare un contadino come me ai miliardari delle citta' ma io sono soddisfatto, la mia situazione migliora ogni anno…le fragole sono passate da 15 a 45 yuan al chilo, e guadagno molto di piu''. Wang approva i leader cinesi dimissionari, il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao e ha fiducia nei loro successori designati, rispettivamente Xi Jinping e Li Keqiang, nei quali ha ''molta'' fiducia. Ma anche lui ritiene che il congresso ''cambiera' la mia vita, perche' le politiche rimarranno piu' o meno le stesse''. Al contrario l' esperto di software Yang e' critico verso gli attuali dirigenti: ''non credo che siano riformisti - sottolinea - in dieci anni non hanno fatto alcuna riforma, neanche quella dell' hukou (il permesso di residenza, che attualmente impone ai cinesi di non spostarsi dal luogo nel quale sono nati)''.
Quanto ai principali problemi che i nuovi arrivati nelle stanze del potere dovranno affrontare anche su questo, secondo il piccolo campione di intervistati dall' ANSA, c' e' consenso. L' esperto di software Yang, la pensionata Meng e  il disoccupato Liu mettono al primo posto ''le crescenti differenze tra ricchi e poveri''. Il contadino Wang si differenzia, ritenendo che il problema principale del Paese sia quello della corruzione nella vita pubblica. Ma questo non inficia il suo ottimismo: ''spero che (i nuovi leader) facciano qualcosa contro la corruzione. Magari non potranno risolvere il problema completamente, al 100%. Ma almeno eliminarla per il 70-80%, questo si, spero proprio che lo facciano''.(ANSA).


Aggiungo che il regista Ying Liang ha girato un film sulla vicenda di Yang Jia, che si chiama When Night Falls. In Cina e' stato censurato ma ha avuto un buon successo internazionale, per esempio ai festival di Locarno e di Toronto. 




giovedì 1 novembre 2012

L' oro di nonno Wen


Ci sono due aspetti distinti nella vicenda delle rivelazioni di David Barboza del New York Times sulla ricchezza accumulata negli ultimi anni dai parenti del primo ministro cinese Wen Jiabao. Il primo riguarda la leadership cinese, i suoi equilibri interni, il suo modo di agire, il suo futuro. L' altro il giornalismo, il modo nel quale si fanno le inchieste, come si selezionano le fonti e come si verificano le notizie che forniscono.  Nel mio pezzo per l' ANSA, che pubblico qui sotto, li tratto sinteticamente entrambi. 
Un terzo aspetto, che non affronto nel pezzo ma che qui mi fa piacere sottolineare riguarda i numerosi italiani, politici, industriali e intellettuali, entusiasti della Cina e in particolare del "riformista" - a questo punto le virgolette sono d' obbligo - Wen Jiabao. Non e' forse il caso di dare un colpetto di freno e di smettere di ubbidire a tutti gli ordini dei principini (uno su tutti: quello di non ricevere quel santo vecchio del Dalai Lama) e di mendicare da loro (peraltro invano) l' acquisto di una manciata di Buoni del Tesoro? Non vi preoccupa, almeno un pochino, il giiudizio che di questa dirigenza cinese dara' la storia? Io ci penserei su…

Ecco il pezzo, al quale faccio seguire qualche riflessione e un paio di link a interessanti storie dela stampa anglosassone:


ANSA/ 'CINA NEL CAOS', SCOOP RICCHEZZA WEN COMPLICA CONGRESSO
SECONDO OSSERVATORI E'LOTTA TRA FAZIONI A POCHI GIORNI DA ASSISE

                         (di Beniamino Natale) 
   (ANSA) - PECHINO, 30 OTT - Le rivelazioni sulla ricchezza accumulata dalla famiglia del premier cinese Wen Jiabao - 2,7 miliardi di dollari, secondo la recente inchiesta-scoop del New York Times - hanno creato ulteriori difficoltà al già delicato processo di successione ai vertici in corso in Cina. 
   Mancano pochi giorni all'inizio del 18esimo Congresso del Partito (che si aprirà l' 8 novembre) e, secondo Li Weidong, ex-direttore di una importante rivista e conoscitore della
politica cinese, la dirigenza si trova "in uno stato di caos". Secondo Li, "non c'é un'autorità assoluta" e le due principali fazioni del partito - quella legata al presidente in carica Hu Jintao e quella che fa riferimento al suo predecessore Jiang Zemin - sono impegnate in una lotta senza quartiere, il cui esito è ancora incerto.
   Secondo le ultime previsioni, il nuovo Comitato Permanente dell'Ufficio Politico (Cpup, il vero centro del potere cinese) sarà composto da sette persone, invece delle nove attuali: il prossimo 'numero uno' Xi Jinping, il candidato alla poltrona di premier Li Keqiang, il vicepremier ed esperto economista Wang Qinshan, il segretario del partito di Chongqing Zhang Dejiang (un veterocomunista che ha studiato in Corea del Nord), quello della metropoli emergente di Tianjin, Zhao Gaoli, l'attuale responsabile della propaganda Liu Yunshan, e quello dell'organizzazione interna del partito Li Yuanchao. 
   Su quest'ultimo, secondo alcuni, pesa il veto di Li Peng, capo del governo ai tempi del massacro di piazza Tiananmen, del quale è ritenuto uno degli ispiratori, e che oggi fa parte del gruppo dei "grandi vecchi" che hanno una forte influenza sul partito. Il riformista Wang Yang, capo del partito nella regione industriale del Guangodong e Liu Yandong, l'unica donna tra i "papabili", sostenuta dal presidente Hu Jintao, sembrano tagliati fuori dai giochi che comunque - avvertono osservatori e "insider" sui blog sino-americani e dalle colonne dei giornali di Hong Kong - sono tutt'altro che fatti. 
   La fazione di Jiang avrebbe segnato dei punti all'interno del partito ma Hu avrebbe risposto rafforzando la sua posizione nell'esercito, con la recente nomina a capo dello General Staff Department, considerato grosso modo equivalente a quello di capo dell'esercito, del suo fedele collaboratore Fang Fenghui.
   Le rivelazioni del New York Times vengono a qualche mese di distanza da quelle dell'agenzia Bloomberg, che in luglio ha pubblicato un'inchiesta dalla quale risultava che la famiglia del presidente "in pectore" Xi Jinping ha accumulato una ricchezza di 1,73 miliardi di dollari. Sia nel caso di Wen che di quello di Xi non è risultato dalle inchieste che i due dirigenti abbiano commesso qualche reato o che abbiano agito in favore dei loro parenti, che sono gli intestatari di quelle ricchezze. La sorella, il cognato e la nipote nel caso di Xi Jinping; i figli, il fratello e la vecchia madre in quello di Wen Jiabao. Le accuse sono comunque state sufficienti a far infuriare la dirigenza, che ha ordinato la chiusura dei siti web dei media responsabili e una nuova stretta su internet, il cui accesso è negli ultimi giorni di una lentezza esasperante.
   David Barboza, il capo dell'ufficio del New York Times di Shanghai e autore dello scoop su Wen Jiabao, ha respinto le illazioni di chi ha sostenuto che abbia avuto le informazioni da rivali politici del premier. Si tratta, ha scritto, di affermazioni "ridicole" e lo scoop è frutto di un paziente lavoro di ricerca durato anni. Quale che sia l'origine dello scoop, alcuni sostengono che nuovi "dossier" potrebbero apparire nei prossimi giorni e nei prossimi mesi. 
   Altri importanti dirigenti sono stati sfiorati in passato dal sospetto di aver accumulato enormi ricchezze sfruttando le loro posizioni. Inoltre, rimane in sospeso la sorte di Bo Xilai: l'ambizioso leader caduto in disgrazia dovrebbe essere processato per gravi episodi di corruzione, abuso di potere e per aver cercato di coprire la moglie, condannata in agosto all'ergastolo per l'omicidio di un faccendiere britannico. I suoi fedeli potrebbero essere tra quelli tentati di scatenare una guerra dei dossier dai risultati imprevedibili.(ANSA).


Primo punto. Le rivelazioni su Wen Jiabao (http://www.nytimes.com/2012/10/26/business/global/family-of-wen-jiabao-holds-a-hidden-fortune-in-china.html?pagewanted=all&_r=0) e Xi Jinping (http://www.bloomberg.com/news/2012-06-29/xi-jinping-millionaire-relations-reveal-fortunes-of-elite.html) indicano che quella di accumulare ricchezze in modo peraltro non illegale - anche se ci potrebbero essere dei casi di insider trading, come sottolinea questo articolo di Peter Lee su AsiaTimes Online (http://www.atimes.com/atimes/China/NJ31Ad02.html) - e' una pratica comune per principini e principoni cinesi.

 In Cina ne parlano tutti, tutti lo danno per scontato. Di piu', tutti ritengono che sia nornale, e tra i "tutti" ci sono anche gli operatori di mercato e i loro supposti controllori statali. Spesso usano parenti o altri prestanome (il caso della signora Duan Weihong con la famiglia di Wen Jiabao) e qualche pezzo della storia emerge in circostanze particolari: per esempio il fatto che due cugini del presidente Hu Jintao hanno ruoli dirigenti nella Kai Yuan Holdings di Hong Kong, che ha grossi investimenti in Cina, fatto rivelato dallo stesso Peter Lee - che ho citato nella serie Come fu temprato l' acciaio, pubblicata su questo blog il 6,7 e 8 ottobre.
Il pericolo che si scateni nei prossimi mesi una guerra a base di rivelazioni e controrivelazioni che potrebbe essere distruttiva per gli attuali assetti di potere e' forte. 
Sintetizzando quello che vari studiosi stranieri, ma sempre piu' anche cinesi - ex-dirigenti di partito, ex-giornalisti - vanno dicendo da qualche tempo la situazione a una settimana dal Congresso  e' la seguente: non c' e' un accordo pieno e la lotta tra la fazione guidata dal presidente Hu Jintao (i cosidetti tuanpai) e quella capeggiata dal suo predecessore Jiang Zemin e' feroce. Bo Xilai, l' ambizioso leader emergente incastrato con una storia shakeasperiana di omicidi, sesso e denaro in parte vera in parte inventata, ha ancora dei sostenitori. 
Quanto al prossimo numero uno, Xi Jinping, confesso che comincio a guardarlo con una certa simpatia. Ricordate la sua sparizione all' inizio di ottobre, durata due settimane? Una delle interpretazioni emerse, che mi sembra quella piu' credibile, e' che abbia minacciato di dimettersi se non si fosse rapidamente stabilita nella guerra tra fazioni una tregua che permettesse di annunciare sia la data del congresso che l' incriminazione di Bo Xilai. Se e' cosi' se l' e' cavata alla grande, ma rimane in una posizione molto precaria.
Ecco quello che ha detto di lui in un' intervista al South China Morning Post  l' autorevole studioso Roderick MacFarquhar: "…Mao (Zedong) e Deng (Xiaoping) scelsero i loro successori, ma Xi  , che non ha la benedizione di un predecessore, avra' davanti a se un compito terribilmente duro nel gestire la miriade di problemi del paese evitando misure che potrebbero provocare la perdita del potere del partito…io tremo per Xi Jinping, non vedo come possa trovare la strada". 
(http://www.scmp.com/news/china/article/1073510/reform-unlikely-says-china-expert-roderick-macfarquhar).

Il secondo aspetto, e'  forse meno importante ma sicuramente altrettanto complicato. Non sorprende che molti abbiano sollevato il sospetto che "qualcuno" abbia imbeccato il New York Times per togliersi dalle scatole nonno Wen. Come tutti i leader in pensione anche il buon nonnino  - che agita nell' aria il ditino minaccioso solo quando parla dei tibetani  - sta cercando di piazzare amici e parenti in posizioni che gli garantiscano di essere consultato e rispettato come "vecchio" (cavolo, come si dice, "ha mantenuto un' influenza" anche un mediocre burocratello come Li Peng, perche' non lui?), oltre a un buon grado di protezione per gli investimenti della famiglia. 
Chiaro che un concorrente in meno e' un vantaggio per tutti. Inoltre, Wen e' l' unico che pubblicamente si e' esposto criticando Bo Xilai e i suoi alleati ultrasinistri. Pero' tutti sanno che dietro le quinte anche tuttti gli altri - prima di tutto, nell' ordine, Hu Jintao, Jiang Zemin e Xi Jinping erano d' accordo a fare secco l' ultrasinistro con la giacca di Armani. 
I cinesi, che amano alla follia le teorie del complotto, sono tutti convinti che l' imbeccata ci sia stata.  Al contrario, io tendo a credere a David Barboza.
L' autore dello scoop ha scritto: "…so che ci sono state voci secondo le quali sono stato aiutato da qualcuno che mi ha mandato i documenti, o da fonti che volevano attaccare il primo ministro. Posso dire con chiarezza che e' ridicolo, e nessuno potra' mai dimostrare che e' vero…non ho mani incontrato nessuno che volesse dirmi delle cose su Wen Jiabao. E non ci sono stati nemici con i quali ho preso contatto nell' anno passato. E ho detto a poche, pochissime persone quello che stavo facendo, per ragioni di sicurezza". Barboza aggiunge di aver lavorato per tre anni al pezzo e di aver usato solo fonti pubbliche - anche se difficili, faticose e in alcuni casi costose da raggiungere. Gli credo perche' la mia limitata esperienza di giornalista italiano all' estero - che non ha l' accesso e la credibilita' dei giornalisti che scrivono in inglese su organi di stampa che tutti in Asia leggono, al contrario dei nostri - mi ha insegnato che i veri scoop si fanno cosi', col lavoro duro e con i contatti faticosamente costruiti, con la costanza nel seguire una traccia che a tratti sembra non portarti da nessuna parte. Quelli fatti di dossier, di rivelazioni di inconfessabili segreti sono di solito bufale alla Murdoch, come i Diari di Hitler (vedi il mio post Gli Infortuni dello squalo Rupert, del 3 ottobre) o, peggio, come quello di Tony-primo-della-classe-Blair e del suo orribile addetto stampa Allistair Campbell sulla bomba atomica africana di Saddam Hussein, che non esisteva ma che e' servita a giustificare la guerra in Iraq.
Perche' ora? Semplice, perche' un' inchiesta si pubblica quando e' completa. Un anno fa avrebbe danneggiato Wen Jiabao altrettanto, e forse piu' di adesso. Lo stesso se fosse stata pubblicata dopo il congresso. 
Perche' Wen? E perche' no? E' stato per dieci anni il secondo uomo piu' potente della Cina, e non si indaga su di lui, su chi si indaga? Si dice che e' "impossibile" che gli occhiuti servizi segreti cinesi non abbiano saputo dell' indagine. Io non ci credo. Ci sono molti giornalisti, in Cina, che riescono a fare delle cose tenendole nascoste per qualche tempo ai servizi cinesi che sono bravi spioni ma non sono onnipotenti. 
Infine, come lo stesso Barboza e tanti altri hanno detto, erano anni che si parlava dei gioielli della moglie di Wen e degli investimenti di suo figlio…In conclusione credo assolutamente possibile che Barboza e il NYT siano riusciti a tenere nascosta l' inchiesta fino alla pubblicazione. Per me, e' una storia da scuola di giornalismo, non da teoria dei complotti.

Ecco il testo dell' "autodifesa" di David Barboza:

  "I know there has been speculation that I was aided by someone who sent me documents, or some sources who were keen to attack the prime minister. I can say clearly that this is ridiculous, and no one will ever provide any evidence of it being true. I began working on this story more than a year ago, as part of a series on State Capitalism. I began to gather evidence on this more than three years ago. But the outlines of the story became more clear to me in November 2011, when I already had enough documents to show that the Wen family had access to billions of dollars worth of Ping An shares. I wrote a draft of the top of the story that month, with the advice of one of my colleagues. I hoped to finish the story as part of my series on State Capitalism, in December 2011. But that proved impossible -- thank goodness!
As I continued to research, I came upon more and more companies and got addicted to requesting corporate documents. And then there were  more questions about not just what these companies were doing and how they fit together, but who many of the people were. I couldn't quite  figure out how the family was doing it because the identities of so many of their partners were obscured.
Only in July, for instance, did I find out the name of Winston Wen's wife.
Only in August did I realize that two major shareholders were the parents of Winston Wen's wife. Understanding dozens of investment vehicles and searching regulatory records of stock exchanges and visiting the sites of companies, etc., has taken much of the past year.
 As far as the family's corporate holdings, I never received a single document from a source. I never met anyone who wanted to give me things about Wen Jiabao. There were no enemies I came into contact with over the past year. And I told very, very few people what I was doing -- for safety reasons.
I know the timing of my piece appears odd, but that has more to do with my inability to finish the project and understand all the connections. We hired an auditor. I constantly talked to lawyers and
accountants about what the documents meant while keeping from them whom I was investigating.
My colleagues at The Times can verify my accounts, because many of them know I've been doing this, on and off, for a year -- sometimes just sitting and waiting for corporate documents. Occasionally I was pulled away to do other stories so that I did not entirely abandon my post as Shanghai business correspondent. I hope that answers some of the questions and speculation. The story I wrote was entirely based on documents. A handful of sources in the  late stages of the story began confirming aspects of it. But none of hem gave me documents".