domenica 14 ottobre 2012

Immolazione numero 55, disperati pensieri sul Tibet

                                                 
                                       

TIBET: NUOVA 'AUTOIMMOLAZIONE ANTI-CINA PORTA A 55 IL TOTALE

  (ANSA) - PECHINO, 13 OTT - Un altro tibetano si e' "immolato", dandosi fuoco per protesta contro la politica della Cina nel territorio, secondo fonti della diaspora tibetana.
Se confermata, la nuova immolazione porterebbe a 55 il totale dei tibetani che hanno scelto questa estrema forma di protesta anticinese. Tandin Dorjee, di 52 anni, si è "autoimmolato" ieri a Tsoe nella prefettura di Kanhlo (Gannan in cinese), nella provincia cinese del Gansu. Testimoni citati da siti web di esuli tibetani affermano che l' uomo ha lanciato slogan per il ritorno in Tibet del Dalai Lama - che vive in esilio in India dal 1959 - e per la libertà del Tibet. Tamdin Dorjee è il nonno del settimo Gunthang Rinpoche, un "Buddha reincarnato" molto popolare nella regione. La Regione autonoma del Tibet e vaste aree delle regioni cinesi a popolazione tibetana sono chiuse agli osservatori indipendenti dal 2008, quando decine di
persone persero la vita nel corso di una rivolta anticinese. La prima autoimmolazione è avvenuta nel 2009. Tutte le altre si sono verificate a partire dal marzo del 2011.(ANSA).


Questa la notizia che ho mandato ieri all' ANSA. Difficile, molto difficile fare commenti. Ci provo comunque: in Tibet le cose continueranno cosi'. Al momento non c' e' nessuno, forse neanche il Dalai Lama, che possa fermare questa estrema, disperata forma di protesta. Del resto, ne' il Dalai Lama ne' chiunque altro abbia a cuore la causa tibetana potrebbe onestamente dire che sarebbe un bene se finissero. La verita', dura da accettare, e' che le autoimmolazioni sono oggi l' unica cosa che tiene viva l' attenzione sul Tibet che, come ho accennato nella notizia qui sopra, per una vasta parte e' completamente chiuso a tutti gli osservatori indipendenti dal marzo del 2008. E per Tibet intendo tutto il Tibet storico, comprese le zone tibetane delle provincia cinesi del Qinghai, Gansu, Sichuan, Yunnan. In questi anni ci sono stati - e continuano ad esserci - arresti, condanne, esecuzioni, corsi di rieducazione forzata.
D' altra parte, almeno per ora, le autoimmolazioni non sono in grado di smuovere il governo cinese dalla sua posizione intransigente. Pochi intellettuali - lo scrittore Wang Lixiong, l' avvocato Teng Biao - si sono pronunciati a favore dei tibetani ma rimangono voci isolate, seppure nobili e ragionevoli.
Riassumendo: Pechino non cede, i tibetani nemmeno. Le autoimmolazioni continuano e si intensificano.
Pazza idea: e se fosse un terzo soggetto a fare qualcosa di nuovo, di importante, qualcosa che venisse notato e discusso a livello internazionale, in tutto il mondo, Cina compresa? Qualcosa che potrebbe almeno avere qualche speranza di riaprire i giochi (e quindi di far terminare le immolazioni)? Se fosse per esempio l' Unione Europea, fresca di premio Nobel per la pace? Un premio che ha riconosciuto - proprio ora che e' in crisi e che invece gli USA delle iniezioni letali e la Cina delle cinque-diecimila esecuzioni annuali sono le potenze dominanti - la sua civilita' in merito di diritti, di rispetto dell' individuo, di liberta' e di dignita'?  Non e' su questo, sulla sua forza storica e morale che l' Europa dovrebbe puntare per rilanciarsi?


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