martedì 2 ottobre 2012

Tibet, tragedia senza fine


     
Di fronte all' ennesima immolazione di un tibetano (sabato scorso) non so cosa fare, se non ripubblicare un' intervista che ho fatto in giugno all' intellettuale tibetana Tsering Woeser. Da allora nulla e' cambiato: le immolazioni sono proseguite e hanno raggiunto le 52. Il sito della Campagna Internazionale per il Tibet (www.savetibet.org) pubblica i nomi, e in alcuni casi le foto, di tutti gli immolati.

(di Beniamino Natale)
   (ANSA) - PECHINO, 06 GIU - Solo il governo di Pechino, con una decisa sterzata politica, potrebbe fermare l' ondata di autoimmolazioni tra i tibetani che a decine, negli ultimi due anni, si sono dati fuoco per protestare contro la ''repressione'' cinese. Lo ha detto in un' intervista all' ANSA la scrittrice e poetessa tibetana Tsering Woeser nel giorno incui le autorita' cinesi hanno deciso di chiudere il Tibet ai turisti in risposta alle ultime immolazioni.
   ''E' il governo, non la popolazione, che ha acceso il fuoco'', sostiene la poetessa, ''e solo il governo lo puo' fermare''. Secondo la Campagna Internazionale per il Tibet
almeno 38 tibetani si sono dati fuoco negli ultimi due anni nelle aree tibetane della Cina. La maggior parte delle 'autoimmolazioni', si sono verificate nel 2012. Per la prima
volta il 27 maggio due giovani si sono immolati a Lhasa, la capitale della Regione autonoma del Tibet e oggi, appunto, e' stato annunciato che i viaggi in Tibet sono vietati ai turisti stranieri a partire dalla fine di maggio.
   Woeser, 46 anni, autrice di un popolare blog su Internet (http://highpeakspureearth.com/)  e attiva sui principali siti di comunicazione sociale cinesi e internazionali, vive in una sorta di limbo sotto uno stretto controllo della polizia cinese. ''A volte mi impediscono di uscire, altre mi seguono o mi invitano a 'prendere una tazza di the''', l' espressione usata dai dissidenti cinesi per indicare i lunghi ed estenuanti interrogatori polizieschi. Per brevi periodi e' libera dai controlli e puo' ricevere i giornalisti nel suo piccolo appartamento alla periferia di Pechino, pieno di libri e di foto del Dalai Lama, il leader tibetano e premio Nobel per la pace che vive in esilio in India.
   ''Tutto e' cominciato con la rivolta del 2008, che per i tibetani ha segnato un grande cambiamento, in peggio, della situazione'', sottolinea. ''Con la rivolta, i tibetani avevano chiesto tre cose: liberta' di religione, parita' di opportunita' economiche con gli immigrati cinesi in Tibet e accesso all' insegnamento in tibetano di materie come la storia e la cultura tibetane. Il governo ha risposto alla prima richiesta imponendo fino dentro i monasteri l' educazione ''patriottica'' e forzando la gente a denunciare il Dalai Lama, che i tibetani amano e rispettano; alla seconda promuovendo una sempre maggiore immigrazione in Tibet di cinesi di etnia han, perche' in questo vedono la possibilita' di una soluzione futura del problema; alla terza cancellando dalle scuole le classi in tibetano, cheviene insegnato solo come seconda lingua'', sostiene la poetessa.
   La Cina accusa il Dalai Lama, che pubblicamente ha rinunciato all' indipendenza del Tibet chiedendo per il territorio quella che definisce ''una vera autonomia'', e lo accusa di promuovere segretamente la secessione. ''In Tibet tutti aspettano il suo ritorno - afferma Woeser - non oso pensare cosa potrebbe succedere se morira' senza essere rientrato'' (il leader tibetano ha 77 anni). Woeser, che in passato si e' pronunciata contro le autoimmolazioni sul suo blog, non vede alcuna possibilita' che si fermino nel prossimo futuro. ''Il numero degli autoimmollati e' molto superiore a quello che sarebbe necessario per ottenere l' attenzione del governo e della comunita' internazionale.  In Vietnam ai tempi della guerra con gli Usa basto' un' immolazione per suscitare lo sdegno dell' opinione pubblica mondiale, in Tunisia ne e' bastata una per far schierare la comunita' internazionale con i ribelli'', ricorda. ''In parte e' un successo della propaganda cinese, dato che escono poche foto degli immolati e che molti governi
preferiscono non affrontare il problema con i cinesi, nel timore di irritarli. Non che possano fare molto, ma potrebbero almeno menzionare l' esistenza del problema.'', afferma l' intellettuale tibetana. Se non ci sara' un cambiamento di politica, conclude Woeser, ''si andra' avanti cosi', tra immolazioni e repressione e nessuno puo' prevedere cosa succedera' in futuro''.(ANSA).

3 commenti:

  1. io m'immolo , tu t'immoli ,egli s'immola , noi c'immoliamo voi v'immolate essi s'immolano . lo dico io : tutte queste culture religioni paesi allo sprofondo, non hanno speranza. di fatto stanno facendo una guerra tibetani contro cinesi cinesi contro tibetani .la guerra non la vince nessuno neanche in vietnam . non c'è niente da fare . se sei orientale tibetano fai meditazione e cerca di scordarti la tua nazionalità la tua religione il tuo dalailama . se la tua filosofia ti porta ad ucciderti è sbagliata.

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    1. bah, a me sembra una reazione disperata a una situazione disperata...

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    2. vabbene che noi non crediamo in niente ma darsi fuoco per una idea e tutto il resto non è concepibile per una cultura , una società, di tipo occidentale. gran parte delle nostre opinioni derivano da un bagaglio filosofico dove , non ultime, risiedono le considerazioni psicologiche e addirittura psicanalitiche, che inquadrano il suicidio come il prodotto di una " malattia ", un disagio , un problema prima ancora mentali.

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